![]() Il gruppo guidato dal professor Giuseppe Tarantini protagonista al Congresso della Società Europea di Cardiologia Padova è protagonista della cardiologia interventistica mondiale: uno studio su 4 mila pazienti porterà alla stesura delle nuove linee guida per la presa in carico e la cura dell’infarto. Il gruppo guidato dal prof. Giuseppe Tarantini, professore ordinario di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università di Padova e direttore della UOSD Cardiologia Interventistica dell’Azienda Ospedale Università di Padova, torna per il secondo anno consecutivo tra i protagonisti del Congresso della Società Europea di Cardiologia che è il più grande appuntamento cardiologico mondiale. Il nuovo studio è stato presentato come Late-Breaking Clinical Trial nella Main Arena davanti a migliaia di specialisti ed è stato pubblicato sul prestigioso European Heart Journal che si conferma la più importante rivista scientifica internazionale nel settore della cardiologia per impact factor. Il lavoro rafforza e amplia i risultati della precedente ricerca pubblicata dallo stesso gruppo padovano sul New England Journal of Medicine estendendo ora l’analisi a circa 4 mila pazienti e includendo, oltre ai Paesi occidentali, anche popolazioni dell’Asia orientale. Al centro dell’indagine clinica c’è un approccio sempre più personalizzato al trattamento dell’infarto. Il principio è non limitarsi alla riapertura dell’arteria responsabile dell’evento acuto, ma valutare l’intero albero coronarico e trattare anche le altre stenosi che presentano un reale significato emodinamico, cioè quelle effettivamente in grado di provocare ischemia. L’obiettivo è ottenere una rivascolarizzazione completa, ma selettiva riducendo il più possibile il rischio di nuovi eventi cardiovascolari. Una volta raggiunta una protezione ischemica ottimale, diventa così possibile intervenire anche sull’altro grande fronte della terapia dopo l’infarto: il rischio di sanguinamento. Tradizionalmente, dopo angioplastica e stent, i pazienti venivano trattati per mesi con una doppia terapia antiaggregante. I nuovi dati indicano invece che, nei pazienti adeguatamente selezionati e dopo una rivascolarizzazione ottimale, è possibile ridurre a un solo mese la doppia terapia antiaggregante proseguendo successivamente con una strategia meno intensiva senza perdere protezione dagli eventi ischemici. Il vantaggio è rilevante: una riduzione dei sanguinamenti maggiori nell’ordine di circa il 50 per cento. Il messaggio clinico è, quindi, molto chiaro: trattare tutte le lesioni coronariche realmente pericolose, ridurre il rischio di una nuova ischemia e successivamente evitare una terapia antiaggregante più intensa e prolungata del necessario. La conferma dei risultati in popolazioni occidentali e dell’Asia orientale rafforza la solidità scientifica dello studio e la possibilità di applicare questa strategia su scala internazionale. Si consolida così un percorso scientifico che potrà avere un impatto diretto sulla pratica clinica e sulle future linee guida internazionali per il trattamento dell’infarto. Un risultato che valorizza la Cardiologia Interventistica e l’intera Cardiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova, insieme all’Università di Padova, confermandone il ruolo di riferimento nella ricerca cardiovascolare e nell’innovazione terapeutica. Prof. Giuseppe Tarantini: "La Cardiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova consolida ancora una volta il proprio ruolo di eccellenza nel panorama della ricerca e dell’innovazione in ambito cardiovascolare. Il risultato testimonia la qualità e la solidità del lavoro svolto quotidianamente dai professionisti della Cardiologia Interventistica e dell’Emodinamica di Padova e soprattutto conferma il valore di un modello fondato sull’integrazione tra attività clinica, ricerca scientifica, formazione e innovazione terapeutica. La capacità di sviluppare e di applicare approcci diagnostici e terapeutici sempre più avanzati, insieme alla partecipazione a progetti di ricerca di elevato profilo scientifico, contribuisce a rafforzare il posizionamento dell’Azienda Ospedale Università Padova e dell’Università di Padova come punto di riferimento nel campo della medicina cardiovascolare a livello nazionale, europeo e internazionale. Un risultato che premia, dunque, non solo l’eccellenza delle competenze e delle specificità coinvolte, ma anche la capacità di fare sistema tra assistenza, ricerca e innovazione con l’obiettivo di tradurre i progressi della ricerca scientifica in nuove opportunità di cura e in un concreto beneficio per i pazienti". |
Padova: la cardiologia interventistica guarda al futuro, uno studio su 4mila pazienti può cambiare la cura dell’infarto
Read Padova: la cardiologia interventistica guarda al futuro, uno studio su 4mila pazienti può cambiare la cura dell’infarto on Veneto 24
