Morti sul lavoro, Veneto ancora tra le regioni più colpite: 55 vittime nei primi sei mesi del 2026

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Cala il livello di rischio complessivo, ma aumentano i decessi e gli infortuni. Cinque province restano in zona rossa e quasi quattro vittime su dieci sono lavoratori stranieri

Il Veneto esce dalla zona rossa e passa in fascia arancione nella mappa nazionale del rischio elaborata dall'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, ma il bilancio del primo semestre del 2026 continua a destare forte preoccupazione. Tra gennaio e giugno si contano infatti 55 morti sul lavoro, quattro in più rispetto allo stesso periodo del 2025, confermando la regione al secondo posto in Italia per numero di vittime.

A preoccupare non è soltanto il dato assoluto dei decessi, ma anche l'aumento delle denunce di infortunio, cresciute del 3% in un anno, mentre l'incidenza della mortalità sul lavoro resta superiore alla media nazionale.

Secondo i dati dell'Osservatorio, 39 delle 55 vittime hanno perso la vita durante l'attività lavorativa, mentre 16 sono decedute in incidenti avvenuti nel tragitto casa-lavoro. Le province con il numero più elevato di morti sono Padova, Treviso e Venezia, con dieci decessi ciascuna, seguite da Verona con nove, Vicenza con otto, Belluno con cinque e Rovigo con tre.

L'analisi del rischio, calcolata in rapporto al numero degli occupati, restituisce un quadro ancora più critico. Belluno registra l'indice di mortalità più elevato della regione e guida la classifica delle province venete a maggiore rischio, insieme a Rovigo, Venezia, Padova e Vicenza, tutte collocate in zona rossa. Treviso si trova in fascia arancione, mentre Verona è l'unica provincia classificata in zona gialla.

Il presidente dell'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, Mauro Rossato, invita a non abbassare la guardia. «Il bilancio del primo semestre 2026 restituisce un quadro ancora preoccupante. Pur passando dalla zona rossa a quella arancione, il Veneto registra un aumento sia delle vittime sia delle denunce di infortunio. È necessario capire dove e perché le misure adottate non producano ancora effetti concreti, intervenendo sulle criticità dei territori e dei comparti produttivi».

Tra gli aspetti più significativi emerge il peso della componente straniera. Dei 55 lavoratori deceduti nei primi sei mesi dell'anno, 21 erano di origine straniera, pari a quasi il 40% del totale. Complessivamente le denunce di infortunio presentate da lavoratori stranieri sono state 9.705.

Le denunce di infortunio complessive salgono a 37.304 contro le 36.202 registrate nello stesso periodo del 2025. Verona guida la graduatoria regionale con 7.410 denunce, davanti a Padova (7.337), Vicenza (7.017), Treviso (6.569), Venezia (6.391), Belluno (1.507) e Rovigo (1.073).

Per quanto riguarda i settori produttivi, è ancora il comparto manifatturiero a registrare il maggior numero di infortuni in occasione di lavoro, con 6.326 denunce. Seguono le costruzioni, il commercio, il trasporto e magazzinaggio e il settore della sanità, che continuano a rappresentare gli ambiti maggiormente esposti al rischio.