Rovereto: strumenti complementari per aiutare le ed i giovani

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Arriva ComeTe, progetto sul contrasto alle povertà educative e all’esclusione sociale dei minori fragili

Nei prossimi mesi il comune di Rovereto potenzierà gli interventi di prevenzione a favore dei minori con il progetto ComeTe, che attraverso fondi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, lavora sul contrasto alle povertà educative e all’esclusione sociale di bambini e bambine e adolescenti fra i 6 e i 17 anni che vivono in contesti di fragilità.

Lo dichiara l'assessora alla Cura e Benessere Sociale, Arianna Miorandi, in una nota inviata alla stampa.

"La scelta di investire nell’educativa di prossimità, negli spazi di aggregazione e nelle opportunità per i giovani non è una posizione ideologica del Comune - afferma l'assessora - ma è la stessa direzione indicata dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali con il progetto ComeTe: prevenire il disagio, contrastare la povertà educativa e offrire ai ragazzi e alle ragazze occasioni di crescita significa anche rafforzare la sicurezza delle città. La legalità si difende certamente con il lavoro delle forze dell’ordine, ma si costruisce anche investendo nelle persone, nelle relazioni educative e nelle opportunità offerte ai giovani”

L'assessora ha deciso di intervenire in merito alle politiche di contrasto del disagio giovanile messe in campo dal Comune, anche in relazione al
dibattito sulle notizie di cronaca di questi giorni, legate all’operazione antidroga della Guardia di Finanza in Vallagarina, che ha portato all'arresto di 24 persone ed a smascherare un traffico organizzato di stupefacenti (hashish e cocaina) arrivato anche davanti a qualche scuola della zona.

“La prevenzione dello spaccio e del consumo di sostanze tra i giovani richiede un approccio integrato - afferma - che combina interventi educativi, sociali e di sicurezza, non come strade alternative ma come strumenti complementari. Pur necessario, il solo controllo del territorio non è sufficiente se non è accompagnato da azioni capaci di affrontare le cause del disagio e di offrire alternative possibili, ed è proprio qui che intervengono
le varie progettualità che il Comune e, in particolare, il servizio Politiche sociali mette in campo come l’educativa di prossimità realizzata in collaborazione con Gruppo ’78 e La Foresta attiva dal 2024, lo spazio di aggregazione territoriale, Relab, gestito oggi da Progetto’92, progettualità che incontrano e intercettano i giovani nei luoghi di ritrovo o in spazi dove possano trovare stimoli alle loro passioni e ai loro interessi. Luoghi in cui sentirsi accolti, ascoltati. Ma ci sono tante altre realtà in città impegnate su questi temi o altri spazi di incontro come SmartLab, Fondazione Famiglia Materna con progettualità importanti a sostegno dei giovani che hanno abbandonato la scuola, il progetto Brave New City nell’area del Conad in collaborazione con DAO, iniziato nei primi mesi del 2026, che sta coinvolgendo mediamente venti fra ragazzi e ragazze nelle diverse attività realizzate e sta portando buoni risultati. I centri socio-educativi nella città di Rovereto, da oltre tre anni, sono stati potenziati e sono rivolti a bambini e bambine dai 6 ai 14 anni. Vedono ogni mese oltre 300 partecipanti alle attività organizzate che vanno da momenti ludico-ricreativi al supporto educativo".

Miorandi ricorda inoltre che "l’esplosione della pandemia da Covid ha aumentato le situazioni di fragilità soprattutto nella fascia dei preadolescenti e degli adolescenti con dipendenze comportamentali, fragilità relazionali, isolamento e ritiro sociale. Davanti a tali complessità gli spazi giovanili, le progettualità specifiche su questi temi e i servizi come l’educativa di prossimità hanno assunto un ruolo ancora più importante per offrire occasioni di ascolto, di sostegno, di orientamento e promuovere una sana socializzazione. I servizi socio-educativi possono rafforzare i fattori di protezione, promuovere la cultura della legalità e sostenere i giovani in momenti di difficoltà. La sicurezza non si costruisce solo con i controlli, come gli interventi socio-educativi non possono da soli eliminare il rischio".