Festa Redentore, Sambo (Pd) attacca il Comune: «Evento sempre più pensato per i turisti, Venezia deve tornare ai residenti»

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La consigliera regionale dem critica l'organizzazione dell'evento: «Non è accettabile che i veneziani debbano prenotare anche per vivere gli spazi sotto casa»

La Festa del Redentore, una delle ricorrenze più sentite dai veneziani, rischia di perdere la sua dimensione popolare e religiosa per diventare un evento sempre più orientato al turismo. A sostenerlo è Monica Sambo, consigliera regionale del Partito Democratico ed ex consigliera comunale di Venezia, che critica le modalità organizzative dell'edizione di quest'anno.

Secondo Sambo, l'amministrazione comunale avrebbe progressivamente trasformato una festa nata per i cittadini in un appuntamento rivolto soprattutto ai visitatori.

«Il Redentore è la festa dei veneziani, una celebrazione religiosa e popolare – afferma Sambo –. Purtroppo, prima con l'amministrazione Brugnaro e ora con quella guidata da Venturini, si è assistito a un cambiamento sempre più evidente verso una gestione pensata per i turisti».

Al centro delle critiche ci sono le modalità di accesso e organizzazione degli spazi durante la serata dei festeggiamenti. «È inaccettabile che i residenti debbano prenotare una tavolata anche sotto casa o registrarsi per poter passeggiare e assistere ai fuochi d'artificio», sostiene la consigliera.

Per Sambo il rischio è quello di allontanare proprio coloro che rappresentano il cuore della città. «Si continua a trasformare Venezia in un prodotto turistico, mentre dovrebbe tornare a essere una città vissuta soprattutto dai suoi abitanti».

La consigliera pone inoltre l'attenzione sulle difficoltà per alcune fasce della popolazione, in particolare anziani e famiglie. «Pensare che una persona anziana debba necessariamente utilizzare una procedura online per prenotare una tavolata o accedere alla festa significa creare ulteriori ostacoli alla partecipazione dei cittadini».

Secondo l'esponente del Pd veneziano, l'organizzazione degli eventi pubblici dovrebbe invece garantire maggiore inclusione e permettere a tutte le generazioni di vivere gli spazi della città.

«Venezia deve tornare a essere una città a dimensione di residente – conclude Sambo – e le sue tradizioni devono rimanere patrimonio di chi la vive ogni giorno».