Massimo Zen racconta il ritorno alla vita dopo il carcere: «La famiglia è stata la mia forza»

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L'ex guardia giurata, coinvolto nel caso dell'uccisione di due rapinatori a Vedelago, parla delle difficoltà affrontate dopo la condanna

La solidarietà a Mario Roggero, le difficoltà vissute in carcere e il difficile ritorno alla normalità. Massimo Zen, ex guardia giurata coinvolta nel caso dell'uccisione di due rapinatori a Vedelago, racconta il percorso affrontato dopo la vicenda giudiziaria che lo ha portato alla detenzione.

Nel corso dell'intervista, Zen ha espresso la propria vicinanza a Roggero, condannato per l'omicidio di due rapinatori nel suo negozio di gioielli. «Gli auguro di non perdere mai la speranza e di non abbattersi – ha dichiarato -. Credo che avrà accanto una famiglia forte che saprà sostenerlo in questo momento difficile».

Parlando della propria esperienza, l'ex vigilante ha ricordato quanto sia complesso affrontare un ambiente carcerario, soprattutto per chi non è abituato a confrontarsi con una realtà così distante dalla vita quotidiana.

«Quando entri in un ambiente che non conosci, quei momenti difficili arrivano – ha spiegato Zen -. Se però hai la fortuna di avere una famiglia che combatte al tuo fianco e ti resta vicina, tutto diventa più sopportabile».

Un ruolo fondamentale, nel suo caso, è stato svolto dalla moglie. «Ho avuto la fortuna di avere accanto una persona straordinaria, che ha sempre lottato per la giustizia e mi ha dato un grande aiuto», ha raccontato.

Zen ha poi parlato degli aspetti più pesanti della detenzione, che non riguardano soltanto la permanenza in carcere, ma soprattutto la distanza dalle persone care e la sensazione del tempo perduto.

«La cosa più difficile è la mancanza di libertà, la separazione dagli affetti, il pensiero degli anni che passano e che nessuno potrà restituirti. Pensi al lavoro, agli amici, alla famiglia e a tutto ciò che stai lasciando indietro».

Sul piano economico, l'ex guardia giurata ha spiegato di essere uscito dal carcere affrontando importanti conseguenze finanziarie. «Sono stato fortunato perché l'azienda, insieme all'assicurazione, si è fatta carico del risarcimento alla parte lesa. Ma anche in questi casi restano comunque molte spese da sostenere: gli avvocati, i costi del procedimento e le spese legate alla detenzione».

Per quanto riguarda i costi del carcere, Zen ha spiegato di non aver ancora ricevuto il conteggio definitivo, ma ha stimato una cifra complessiva di alcune migliaia di euro tra spese processuali e contributi per il periodo di detenzione.

Il ritorno alla vita lavorativa non è stato semplice. Dopo la condanna, Zen non ha potuto riprendere il suo precedente impiego come guardia giurata.

«Fortunatamente avevo già una piccola attività, una palestra, e una volta uscito ho potuto lavorare lì mettendomi in regola. Era un'opportunità importante che avevo già a disposizione».

Secondo Zen, però, anche senza questa possibilità non sarebbe rimasto senza lavoro grazie al sostegno delle persone che gli sono rimaste vicine. «Ho tanti amici e tanti clienti che mi hanno detto che, se avessi avuto bisogno, mi avrebbero aiutato perché conoscevano la persona che sono».

Un racconto in cui emergono le difficoltà del dopo-carcere, ma anche il ruolo fondamentale degli affetti e della rete di sostegno nel percorso di ricostruzione personale.